Il Cybercab non si limita a eliminare volante e pedali. Tesla ha portato la semplificazione del veicolo autonomo a un livello ulteriore, intervenendo su uno degli elementi più tradizionali dell’automobile: l’impianto frenante.
Il robotaxi, che ha iniziato a operare con passeggeri paganti ad Austin lo scorso 3 settembre, utilizza infatti un sistema di frenata brake-by-wire privo del tradizionale circuito idraulico affidandosi invece a singoli attuatori elettrici su ciascuna ruota per applicare la forza frenante.
È la prima Tesla a essere prodotta con questa configurazione e uno dei primi veicoli prodotti in serie al mondo a utilizzare un sistema elettromeccanico di frenata completamente privo di liquidi, insieme alla cinese Chery Exeed EX7, che ha introdotto un sistema simile all’inizio di quest’anno.
La scelta di Elon Musk
Elon Musk ha pubblicamente presentato questa scelta come un modo per evitare la «complessità di un sistema idraulico», sottolineando che «non c’è bisogno di far passare tubazioni in tutto il veicolo» quando la frenata può essere gestita elettronicamente. Eliminare il serbatoio del liquido dei freni, le lunghe tubazioni e la pompa freno riduce il numero di componenti e la relativa manodopera, un aspetto fondamentale per un robotaxi progettato per essere prodotto in grandi volumi e sottoposto a un utilizzo intensivo.
Alcuni osservatori hanno collegato direttamente il sistema brake-by-wire del Cybercab al cosiddetto “Unboxed Process” di Tesla, l’approccio produttivo nel quale grandi sottogruppi del veicolo vengono costruiti e testati separatamente prima di essere assemblati nelle fasi finali della linea. L’eliminazione delle tubazioni dei freni permette infatti di rimuovere un sistema fluidico che attraversa più moduli, il quale renderebbe più complessa l’assemblaggio parallelo dei componenti e la loro movimentazione automatizzata.
Chi produce i freni?
Tesla non ha reso noto il fornitore del sistema frenante del Cybercab, ma attualmente sono poche le aziende che offrono sistemi frenanti elettromeccanici destinati alla produzione di serie, tra cui Brembo, ZF e Bosch. Negli Stati Uniti, la NHTSA ha già avviato un audit per esaminare le modalità con cui Tesla ha effettuato l’autocertificazione del Cybercab per l’utilizzo su strada, evidenziando l’interesse delle autorità sia per il suo funzionamento senza conducente sia per la sua particolare tecnologia frenante. In Europa, invece, l’impiego di veicoli completamente autonomi di questo tipo è attualmente limitato a circa 1.500 unità.
Con l’emergere di ulteriori informazioni da parte di Tesla, dei fornitori e delle autorità di regolamentazione, il sistema dry brake-by-wire, cioè il sistema di frenata elettronica privo di circuito idraulico, è destinato probabilmente a diventare uno degli elementi centrali nel dibattito sulla velocità con cui l’industria automobilistica potrà abbandonare i sistemi idraulici tradizionali per passare a una gestione completamente software-defined della dinamica del veicolo.
Quando il conducente non è più necessario
Il Cybercab è già su strada, ma la partita è solo all’inizio. Il punto interessante è che Tesla non sta semplicemente costruendo un’auto senza conducente: sta cercando di dimostrare che un’automobile può essere ripensata quasi da zero quando il conducente non fa più parte dell’equazione.
E il sistema frenante senza liquido potrebbe essere uno degli esempi più concreti di questa trasformazione. Dal pedale al software, dalla pompa all’attuatore elettrico: nel Cybercab anche frenare sta diventando una funzione digitale.
