Quando si parla di sicurezza e incendi, l’opinione pubblica tende ancora ad associare le auto elettriche a un rischio elevato. Ma i numeri raccontano tutt’altro. A dimostrarlo sono dati indipendenti come quelli pubblicati da AutoInsuranceEZ, una delle maggiori piattaforme americane di confronto assicurativo, che ha analizzato le statistiche di incendio su un campione di 100.000 veicoli per categoria.
Incendi per 100.000 veicoli (stime medie):
- Auto ibride: circa 3.400 incendi
- Auto termiche: circa 1.500 incendi
- Auto elettriche (non Tesla): circa 100 incendi
- Tesla: circa 11 incendi
Questi dati mostrano che le auto ibride hanno il tasso di incendi più elevato in assoluto, oltre 3 volte quello delle auto termiche e 300 volte quello di Tesla.
Perché le ibride sono le più pericolose?
Le auto ibride uniscono i rischi delle due tecnologie:
- Carburante liquido infiammabile (come le auto termiche)
- Batteria ad alta tensione (come le auto elettriche)
Questa combinazione esplosiva comporta una complessità tecnica maggiore e una probabilità più alta di cortocircuiti o perdite che possano innescare incendi.
Fonti dei dati
Il confronto tra le diverse categorie è stato pubblicato da:
- AutoInsuranceEZ, sulla base di dati federali raccolti da:
- National Fire Protection Association (NFPA)
- Bureau of Transportation Statistics (BTS)
Queste fonti non appartengono al mondo automotive né a case automobilistiche, rendendo i dati particolarmente affidabili e imparziali.
Il paradosso mediatico
Nonostante questi dati parlino chiaro, l’attenzione mediatica tende a concentrarsi esclusivamente su rari incendi di auto elettriche, spesso amplificati con titoli allarmistici. Di contro, non si parla mai dei 1.500 incendi ogni 100.000 auto termiche o dei 3.400 delle ibride, come se fossero “normali”.
Se si guarda ai numeri, è evidente che le auto elettriche sono statisticamente molto più sicure in caso di incendio rispetto a quelle termiche o ibride. E tra le elettriche, Tesla ha attualmente il tasso più basso di tutti – un dato confermato anche da anni di monitoraggio indipendente, oltre che dai propri report.
È tempo di affidarsi ai dati, non ai pregiudizi.