Ogni volta che facciamo un pieno di benzina o accendiamo la caldaia a gas, stiamo letteralmente spedendo miliardi all’estero.
Solo nel 2022 l’Italia ha speso quasi 100 miliardi di euro per importare energia, mentre nel 2023 la “fattura fossile” è stata ancora di 66 miliardi. Soldi che escono dal Paese, invece di rimanere a creare lavoro, stipendi e investimenti locali.
Ma dove finiscono quei soldi?
- Russia: fino a poco fa incassava decine di miliardi l’anno dalla vendita di gas all’Europa, risorse che alimentano anche il bilancio militare.
- Arabia Saudita e Qatar: reinvestono i nostri pagamenti in armi (l’Arabia Saudita è il secondo importatore mondiale di armamenti) e in turismo di lusso.
Dubai ha battuto ogni record con quasi 19 milioni di turisti nel 2024, mentre l’Arabia Saudita costruisce giga-progetti come The Red Sea e Amaala, intere città turistiche ultramoderne. Strutture nuovissime, finanziate con i nostri soldi, che ci sottraggono quote di turismo internazionale.
E il Qatar? Non solo attira turisti con i suoi stadi e resort, ma viene addirittura a comprare pezzi d’Italia: basti pensare a Porta Nuova a Milano, il cuore della finanza e dell’architettura contemporanea, acquistato proprio dal fondo sovrano del Qatar.
In pratica, i nostri combustibili pagano anche chi diventa padrone dei nostri quartieri più prestigiosi. Risultato: noi ci impoveriamo, paghiamo bollette salate e dipendiamo da mercati esteri instabili. Loro invece si arricchiscono, si armano e investono in infrastrutture che fanno concorrenza diretta al nostro turismo e alla nostra economia.
La soluzione esiste: abbandonare auto termiche e case a gas, puntare su rinnovabili, elettrificazione e pompe di calore. Così teniamo i soldi in Italia, riduciamo la dipendenza da chi oggi si arricchisce alle nostre spalle e proteggiamo la nostra competitività.
Non è solo una questione di ambiente. È una questione di sicurezza economica nazionale.